martedì 19 luglio 2016

Federico II e i suoi castelli: il Castello di Trani


Dopo Andria e Barletta è arrivato il momento di Trani. Anche qui c’è un castello voluto da Federico II, forse uno dei più rilevanti, considerata la sua importanza dal punto di vista strategico, ma soprattutto perché è possibile apprezzarne la struttura originaria.
Questa volta non sono stata guidata, piuttosto sono stata io a mostrare le bellezze di Trani a un amico americano, un frate (si capirà in seguito il perché è necessario questo dettaglio) in visita in Puglia per un matrimonio. Come dire, abbiamo colto la palla al balzo.


A differenza del castello di Barletta, che nacque su un impianto normanno, quello di Trani venne concepito e fatto costruire da Federico II. Si trova nella rada di Trani, cioè in una zona più bassa rispetto al piano stradale, su un basamento roccioso direttamente sul mare. Per quanto strano possa sembrare, questa posizione era ottimale per difendere il castello, se si considera che il fondale marino è anche piuttosto basso, diventando un pericolo per le navi che rischiavano di arenarsi. In pratica l’ambiente circostante  proteggeva naturalmente l’edificio.

A guardarlo da lontano sembra che il castello saluti la Cattedrale con la quale condivide il panorama marittimo tranese. Mentre ti avvicini, percorrendo la passeggiata vista mare che separa le due costruzioni, si fa strada il dubbio di essere ancora in Puglia, tanto è orientaleggiante l’immagine davanti a te. D’altronde si sta parlando di un castello di Federico II e non dimentichiamoci che l’imperatore aveva un debole per la cultura araba. Aggiungici poi il mare che ne lambisce le mura e possiamo dire che siamo in un paesaggio degno di “Le mille e una notte”.


Mi viene spontaneo chiedermi come sarebbe stata questa visione in origine, perché anche il castello di Trani ha subito delle modifiche nel corso dei secoli, da un certo punto di vista simili a quelli di Barletta. Del resto anche qui il potere è passato ai d’Angiò, poi agli Aragona e infine a Carlo V d’Asburgo.

ph. Tommytrani - Creative Commons

Attraversi il ponte su quello che una volta era il fossato colmo di acqua di mare; oggi ornato da palme. Entri e trovi di fronte a te un muro. Può essere destabilizzante vedere una parete appena varcata la soglia del castello, ma, in realtà, era la prima difesa di questa fortezza: se, malauguratamente, dei nemici fossero riusciti a entrare, si sarebbero trovati come me, disorientati davanti a un muro, circondati dall’alto da una schiera di arcieri.   

La mia visita è cominciata dal museo, dove è conservato un modellino ligneo del castello. Guardandolo risulta più facile comprendere le modifiche che sono state apportate nel corso del tempo. Inizialmente venne costruito con un corpo quadrangolare, quattro torri angolari svettanti e cortile centrale. Si parla di Medioevo, perciò tanto più alte erano le torri, maggiore era il vantaggio sui nemici. Cosa non più vera nel 1533, quando Carlo V fece abbassare due delle torri e ne fece bastioni, uno quadrangolare, dove oggi si trova il museo, e uno a “punta di lancia”, più funzionale in un periodo in cui prendeva piede la polvere da sparo. Qui c’erano le cannoniere.

Una delle torri svettanti rimaste

Il pensiero di questo bastione mi fa affiorare il sorriso sulle labbra. No, non ha niente a che vedere con l’arte della guerra, o meglio, non direttamente. La parte protetta da questa struttura era il lato terra. Ovviamente fu necessario evacuare tutto quello che si trovava sulla linea di tiro dei cannoni, fra cui un convento francescano. “E i poveri fraticelli?”, chiede con una vena d’ansia mista a curiosità e sarcasmo il nostro amico americano. Ah, la solidarietà tra fratelli dura nei secoli!

Adesso in questo bastione si possono visitare le celle d’isolamento. Infatti dal 1831 al 1974 il castello divenne un carcere e fu debitamente trasformato. Un lavoro di restauro terminato nel 1998 ha riportato la struttura alla sua forma originaria.

Nonostante i lavori di adattamento subiti nei secoli, il castello rappresenta Federico e il suo potere in ognuna delle sue parti. Lo si trova negli oculi dalla struttura conica, un elemento importato dall’architettura araba, nelle decorazioni delle finestre, che riportano un quadrato e due cerchi, simboli di Dio e l’uomo: Federico era un imperatore, a metà strada tra l’uomo e Dio. Rappresenta la sua imparzialità nelle tre mensoline che probabilmente erano parte di un loggiato: raffigurano Adamo ed Eva, la SS. Annunziata e l’Arcangelo Gabriele. Sono tre simboli che rimandano all’Antico Testamento, e quindi all’Ebraismo, e al Nuovo, con il Cristianesimo. In Puglia coesistevano entrambe le fedi e in questo modo Federico affermava che il suo giudizio non sarebbe stato influenzato dalla religione professata. E poi nelle aquile, nei pavoni, simbolo di immortalità, che decorano le stanze, emblemi spesso utilizzati in cui Federico II si identificava. 

Persino la Torre Maestra è legata a un avvenimento storico che evidenzia il potere dello stupor mundi. Non a caso è anche chiamata Torre del Tiepolo, dove venne impiccato Pietro Tiepolo, figlio del Doge di Venezia, catturato durante la battaglia di Cortenova nel 1237. La Puglia è sempre stata un territorio ambito dai veneziani. Appendendo il Tiepolo alla Torre Maestra, visibile alle navi veneziane, Federico mise in chiaro chi comandava.


Se nei post precedenti (Castel del Monte e il castello diBarletta) ho visto un Federico II colto, curioso e aperto, questa volta ho trovato l’imperatore, l’uomo di potere, con tutto il fardello che tale carica porta a dover gestire, anche con atti che ai nostri occhi, abituati ad altre tipologie di governo, possono apparire brutali, ma, a pensarci bene, consoni a un periodo completamente diverso dal nostro, con concezioni del giusto e ingiusto per noi difficili da comprendere … probabilmente anche con un viaggio nel tempo.

Per informazioni sulle visite: castello di Trani

      

1 commento:

  1. Questo percorso, visitando i castelli di Federico II è davvero intrigante. Bello l'articolo e bello il posto. Grazie Ciao

    Tra monti, mari e gravine

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